La notizia della eventuale chiusura del Gruppo Editoriale Video
Mediterraneo ci pone inevitabilmente a fare delle riflessioni in merito.
Ci sono di mezzo 60 famiglie. Un danno economico che non ha nulla da
invidiare alla chiusura di una fabbrica di medie dimensione. Ma il
danno è ben più grave. A perdere è il territorio della provincia di
Ragusa. E il danno oltre che economico è in questo caso culturale.
Già culturale. Sta chiudendo (o almeno così sembra) uno dei gruppi
editoriali che ha fatto la storia della nostra provincia, che ha
documentato i passaggi importanti dello sviluppo socio-economico del
Sud Est Siciliano.
Eppure andando alla ricerca delle potenziali cause che hanno portato a
questo troviamo grosse analogie tra la chiusura di una fabbrica (per
esempio) e la chiusura del Gruppo Video Mediterraneo.
Il sistema economico nel quale viviamo, basato sulla concorrenza e sul
capitalismo necessariamente porta a conseguenze di questo genere.
Una fabbrica chiude perché produce un prodotto che non serve più, che
viene già prodotto in abbondanza, ma del quale non si ha una grossa
richiesta, o chiude a causa della de-localizzazione che da parecchi
vantaggi al proprietario della fabbrica (riduzione dei costi della
manodopera e dei locali).
Dire che un prodotto culturale e/o di informazione non serva più non ce
lo possiamo permettere. Non possiamo paragonare l’editoria
all’industria (anche se l’editoria – ahimé – è un’industria).
L’editoria produce cultura. L’alfabetizzazione della popolazione
italiana è passata attraverso il piccolo schermo. Non possiamo
permettere che il Gruppo Video Mediterraneo chiuda.
Non possiamo mandare 60 famiglie in cassa integrazione.
Come ci rammarica la cassa integrazione dei dipendenti della FIAT di
Termini Imerese, personalmente mi sento vicino ai dipendenti di Video
Mediterraneo.
Vicino perché, come credo anche per i miei conterranei, la redazione di
Video Mediterraneo entra nelle nostre case frequentemente, sia per il
notiziario, sia per la diretta di un particolare evento.
Mandare a casa tutti i dipendenti e chiudere il Gruppo vorrebbe dire
cancellare tutti questi servizi ai quali siamo “affezionati”. Ci siamo
affezionati alla redazione, ci siamo affezionati al servizio, puntuale
e cordiale, offerto.
Chiediamo quindi un serio impegno politico da parte della delegazione
iblea all’ARS e da parte del deputato nazionale On. Nino Minardo
affinché si faccia luce sul mancato trasferimento di fondi al Gruppo
Video Mediterraneo, e affinché si possa evitare un danno così grosso ai
dipendenti del Gruppo, alle loro famiglie, ma anche e soprattutto a
tutti i cittadini di questo lembo di Sicilia.
Andrea Cannella - GD Scicli
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